music-score-notes.jpgBy adopting Legislative Decree no. 35 of 15 March 2017 (Decree 35/2017) Italy implemented EU Directive 2014/26 on collective management of copyright and related rights.

The Directive and Decree 35/2017 identify two kind of entities which may be entrusted with the management of copyright and related rights: (i) collective management organisations and (ii) independent management entities.

Collective management organisations are owned/controlled by their members and/or are organised on a not-for-profit basis, while independent management entities are neither owned nor controlled by rightholders and are organised on a for-profit basis.

Continue Reading An Update on the (Partial) Liberalization of Copyright Collective Management in Italy

Agcm.pngThe South African group Aspen Pharma was fined Euro 5.2 million two weeks ago by the Italian Competition Authority (“ICA”) for having imposed excessive prices for its antitumor drugs “Cosmos” acquired from GlaksoSmithKline in 2009.

This is the third (controversial) case in which the ICA deals with allegations of anticompetitive behaviour in the pharmaceutical sector. 

Continue Reading The Aspen case. Anti-competitive behaviour in price negotiations with AIFA.

tribunale imprese.bmpIl testo del c.d. decreto legge sulle liberalizzazioni (D.L. n. 1/2012) è uscito profondamente modificato dall’esame del Parlamento, conclusosi con il voto di fiducia della Camera di giovedì (Legge n. 27/2012 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 71 del 24 marzo 2012). Per quanto qui di interesse, importanti modifiche riguardano l’istituzione delle c.d. sezioni specializzate in materia di impresa, che verranno a sostituire le attuali sezioni specializzate in materia di proprietà industriale ed intellettuale. In primo luogo, alla competenza delle nuove sezioni specializzate viene ora attribuito anche tutto il contenzioso antitrust, con conseguente superamento dei ben noti problemi derivanti dalla biforcazione tra competenza delle corti d’appello (competenti in materia di diritto antitrust nazionale) e competenza dei tribunali (competenti in materia di diritto antitrust comunitario). Su tale specifico punto è stato dato ascolto alle proposte provenienti da più parti, ed in particolare all’auspicio dell’AGCM (contenuto da ultimo nella Segnalazione a Parlamento e Governo dello scorso 5 gennaio) di ricondurre presso un unico giudice tutta la competenza relativa al contenzioso antitrust. La competenza delle nuove sezioni specializzate viene poi estesa anche alle controversie aventi ad oggetto società a responsabilità limitata, società cooperative e società di mutua assicurazione (il testo iniziale del decreto parlava solo di società per azioni e società in accomandita per azioni, che continuano a rientrare nella sfera di competenza delle nuove sezioni anche nel testo convertito, così come tutto il contenzioso in materia di proprietà intellettuale). Non è invece più devoluto alla competenza delle nuove sezioni specializzate il contenzioso in materia di azioni di classe. Quanto alla distribuzione territoriale, sezioni specializzate vengono ora ad essere istituite in tutti i capoluoghi di regione (con l’eccezione della Val d’Aosta per cui sarà competente la sezione specializzata di Torino), nonché a Brescia, tradizionalmente uno dei distretti di corte d’appello con la più alta incidenza di contenzioso in materia societaria. Il nuovo testo inoltre posticipa l’entrata a regime delle nuove sezioni, portata a 180 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione rispetto ai novanta inizialmente previsti. Contrariamente a quanto si afferma da più parti, l’istituzione delle nuove sezioni specializzate è una novità da accogliere con favore. Rappresenta infatti un ulteriore passo verso una maggiore specializzazione dei nostri giudici e un auspicabile<incremento della loro efficienza. Affinché tali obiettivi possano essere raggiunti, tuttavia, alla legge di conversione dovranno seguire immediati provvedimenti di adeguamento degli organici e delle risorse delle sezioni, già oggi spesso sottodimensionate rispetto al carico dei ruoli e certamente non in grado di fronteggiare l’enorme mole di nuovo lavoro che le attende. Ciò anche per rendere giustificabile agli occhi delle imprese il previsto incremento dei costi dell’accesso alla giustizia. Il contributo unificato è infatti raddoppiato per tutte le cause di competenza delle sezioni specializzate. Il Governo non sembra tuttavia andare in questa direzione, come dimostra ad esempio il fatto che nel nuovo testo si sia ritenuto opportuno precisare che l’istituzione delle sezioni specializzate non comporta incrementi delle dotazioni organiche. Al riguardo, legittime preoccupazioni sono state sollevate dai Presidenti di numerose sezioni specializzate, che giustamente osservano come i propri uffici rischiano la paralisi in mancanza di immediati provvedimenti di adeguamento degli organici e delle risorse disponibili. E infatti non basta creare nominalmente il Tribunale delle imprese per risolvere i problemi delle giustizia civile italiana. Occorre anche fare in modo che le nuove sezioni possano assorbire in modo efficiente tutto il contenzioso e che al maggior costo di ingresso corrispondano servizi adeguati (anche in termini di decoro dei luoghi in cui il servizio viene reso). Le risorse economiche sarebbero peraltro a portata di mano. Basterebbe che il nuovo gettito derivante dall’innalzamento del contributo unificato fosse destinato in misura maggiore al rinnovo delle strutture e alle esigenze di gestione delle sezioni specializzate. Per il testo della legge di conversione clicca qui (http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2012-03-24;27).

Il 26 ottobre 2010 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha annunciato di aver aperto un’istruttoria contro la casa farmaceutica Pfizer per un preteso abuso di posizione dominante, asseritamente derivante dalla strategia seguita dalla casa farmaceutica statunitense nella difesa dei propri diritti di brevetto relativi a farmaci contenenti il principio attivo latanprost. Il testo integrale del provvedimento di apertura dell’istruttoria è accessibile qui. L’istruttoria è stata aperta sulla base di segnalazioni presentate dalla società genericista Ratiopharm, ora facente parte del colosso israeliano dei generici Teva.

La scorsa estate, Pfizer era riuscita ad ottenere dal TAR Lazio la sospensione del provvedimento di inserimento nella c.d. lista di trasparenza di generici a base di latanoprost (tra cui generici Ratiopharm), proprio sulla base dell’esistenza di diritti brevettuali ancora in vigore. Il Consiglio di Stato aveva però riformato il provvedimento del TAR, statuendo chiaramente che l’inserimento nella lista di trasparenza, così come ogni altro atto di natura amministrativa adottato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), dovesse unicamente basarsi sulle norme regolatorie in materia di autorizzazione e rimborso dei farmaci, senza cioè che la relativa attività amministrativa potesse essere influenzata dall’esistenza o meno di diritti di brevetto sui medicinali oggetto del provvedimento amministrativo.

Di questo, secondo il Consiglio di Stato, dovevano occuparsi unicamente i giudici ordinari. I generici del latanoprost erano così stati reinseriti nella lista di trasparenza. Pfizer aveva poi azionato i propri diritti anche davanti al giudice ordinario, cosa alla quale però Ratiopharm ha evidentemente reagito (tra l’altro) con la segnalazione all’AGCM. Le accuse di Ratiopharm – fatte proprie almeno inizialmente dall’AGCM con il provvedimento di apertura dell’indagine – sono complesse. In sostanza, secondo la tesi accusatrice, il fatto che Pfizer abbia azionato diritti di brevetto concessi, ma pretesamente ovviamente invalidi, avrebbe determinato un abuso di una posizione dominante derivante dall’aver Pfizer posto un’illecita barriera all’ingresso dei farmaci generici, oltre che dal fatto che il latanoprost sarebbe (sulla base di una complessa analisi basata sulla classificazione ATC) il principio attivo oggi ritenuto la miglior cura per il glaucoma dell’occhio e, soprattutto, non sostituibile da alcuno degli altri principi esistenti sul mercato ed aventi le stesse indicazioni terapeutiche (da cui la posizione dominante di Pfizer in quanto titolare di diritti di brevetto sullo stesso).

Questa indagine rappresenta il primo caso di questo tipo in Italia. Già in altre occasioni l’AGCM si era occupata di brevetti o altri diritti di proprietà intellettuale, ma mai prima d’ora aveva indagato sul fatto che azionare un diritto di brevetto possa costituire un abuso di posizione dominante.

Penso che valga la pena di leggere il provvedimento di apertura per intero, se non altro per comprendere come l’AGCM approcci i diritti di proprietà industriale (ad esempio, sulla pretesa ovvia invalidità dei diritti azionati da Pfizer, che l’AGCM dà praticamente per scontata, si potrebbe dibattere a lungo).

L’indagine dovrebbe concludersi nell’ottobre del 2011. Inutile dire che siamo tutti ansiosi di vedere come andrà a finire e se vi sarà un impatto sul modo di litigare i brevetti, soprattutto nel settore farmaceutico, in Italia e non solo.